INTRODUZIONE

 Storicamente la modulazione d’ampiezza è stata la prima ad essere usata per il trasferimento a distanza delle informazioni vocali, dapprima venne impiegata in ambito bellico e poi il suo impiego venne esteso ai servizi civili (radiodiffusione e segnali telefonici). Successivamente, allo scopo di superare alcuni problemi delle modulazioni lineari vennero introdotte le modulazioni angolari. Le grandezze fondamentali che sono coinvolte in un processo di modulazione sia analogico che numerico sono:

§        il segnale modulante: segnale contenente l’informazione da trasmettere

§        la portante (sinusoidale): segnale che “si fa carico” di trasportare l’informazione”

§        il segnale modulato: il risultato dell’operazione di modulazione.

 Le modulazioni analogiche sono chiamate così perché sia la modulante che la portante sono segnali analogici. La motivazione storica che ha portato all’introduzione dell’operazione di modulazione è stata quella di rendere le antenne di dimensioni fisicamente realizzabili. Infatti il segnale sonoro convertito in segnale elettrico da un microfono occupa una banda di frequenze che va da pochi hertz fino a circa 20KHz. Tale segnale per essere irradiato ha bisogno di un’antenna che abbia dimensioni confrontabili con la lunghezza d’onda l del segnale stesso(ad esempio se f=10KHz l=30Km). Utilizzando un’antenna Marconi sarebbe quindi necessario realizzare un’antenna di ben 7Km. La modulazione quindi consiste in una traslazione in frequenza dello spettro del segnale modulante mediante l’utilizzo di un segnale portante a frequenza elevata. Nello specifico la radiodiffusione AM impiega portanti che vanno da 540 KHz a 1,6MHz e ciò richiede antenne alte circa 70m.